Il profondo legame dell’architetto con la sua terra d’origine, ha determinato il sorgere della maggior parte delle sue opere entro i confini del Veneto, anche se comunque le sue realizzazioni hanno varcato i confini nazionali. Sono infatti oltre un centinaio le realizzazioni scarpiane disseminate tra le province di Venezia, Verona, Vicenza, Treviso, Padova e Belluno, città che hanno costituito solo il contesto della particolare identità della sua architettura.

Formatosi presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia, dove nel 1926 ottiene l'abilitazione in Disegno Architettonico, inizia l'attività di insegnamento presso l'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, di cui sarà nominato direttore nel 1972. Tra le sue opere architettoniche si ricordano: il concorso per il ponte dell'Accademia (1932, in coll. con A. e B. Piemonte); la ristrutturazione di Ca' Foscari (1936-1937); allestimenti per la Biennale di Venezia, tra cui il Padiglione del Libro (1950), la Biglietteria ai Giardini di Castello, (1952), il Padiglione Italia (1952) ed il Padiglione Venezuela (1954-56); la risistemazione delle Gallerie dell'Accademia (1952-55); la ristrutturazione e allestimento museale del Museo Correr a Venezia (1953); la ristrutturazione ed allestimento di Palazzo Abatellis a Palermo (1953-54); l'ampliamento della Gipsoteca Canoviana a Possagno (1955-57); il negozio Olivetti a Venezia (1957-58); la ristrutturazione ed allestimento del Museo di Castelvecchio a Verona (1957-64, 1973, in coll. con C. Maschietto e A. Rudi); la ristrutturazione del Palazzo Querini Stampalia a Venezia (1961-63); il progetto di ricostruzione del Teatro Carlo Felice di Genova (1963-76) e molti altri.

In tutta l’attività progettuale di Carlo Scarpa vi è un contemporaneo insieme di scienza, di tecnica, di esperienza. C’è, inoltre, nella sua personalità la volontà e il desiderio di coinvolgimento, testimoniati indistintamente da tutti i collaboratori del professore, fin dagli esordi del loro costruirsi una propria personale esperienza, forzati quasi ad entrare in una sorta di dialogo e costretti a subirne il fascino.

Nel grande tessuto dei risultati ottenuti da Scarpa sembra esserci un unico filo conduttore, reso evidente da una specialissima attitudine ad un rispetto nei confronti di ogni architettura. Rispetto riconoscibile sia nell’impiego dei più svariati espedienti per trattare gli spazi stessi e quindi scelta di materiali, di luci, di forme e sia nella sensibilità tutta particolare che lega spazio e opera nell’architettura del professore. Anche il colore è considerato materia, usato armoniosamente per dare più corpo all’atmosfera intorno ed esso è esclusivamente in funzione dello spazio, senza dare nulla all’opera.

 

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